L'età del dubbio/l'âge du doute

Concetta Modica e Sophie Usunier sono state invitate in residenza in Sicilia per un mese. Confessioni, paure, dibattiti tra le due artiste su L'ETÀ DEL DUBBIO che si è concluso in una mostra.

“Il lavoro si baserà sulla nostra convivenza, sulla condivisione degli spazi, sul nostro modo di lavorare sia insieme che individualmente, su come ci relazioneremo con la città. Una di noi conosce la Sicilia da sempre e l’altra la vede per la prima volta, gli occhi di ognuno faranno da filtro per l’altra”.

Le artiste hanno invitato per l'occasione Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, Don Antonio Sparacino.

* Concetta Modica et Sophie Usunier ont été invitées en résidence qu'elles ont intitulée L'ETÀ DEL DUBBIO (l’âge du doute). Confession, peurs, débats entre les deux artistes sur ce thème qui s'est conclu par une exposition.


“Le travail se basera sur notre cohabitation, sur le partage du lieu, sur notre mode de travailler que ce soit ensemble ou individuellement, sur notre relation à la ville de Sicily. Une d’entre nous connait Scicli depuis toujours, et l’autre la voit pour la première fois, Nos propres yeux serviront de filtre à l’autre”.


Les artistes ont invité pour l’occasion Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, don Antonio Sparacino.


martedì 1 marzo 2016

martedì 9 febbraio 2016

martedì 27 ottobre 2015

Trovarci qui e ora fa nascere inevitabilmente il dubbio se ci sia o meno la consapevolezza di dove (e cosa) siamo.

Sara Rossi
Benvenuti
2015
dalla serie fotografica Abc (dal 2013)

lunedì 19 ottobre 2015

quando il bambino era bambino

nell’alternarsi e prostrarsi dei giorni
l’atlante regge e sorregge
nel seme e nella certezza
del dubbio.

du
bist
io?

Marissa Morelli

sabato 10 gennaio 2015

IL MIO DUBBIO

Che dire…
Ho tanti dubbi che sceglierne uno è impossibile.
Ho dubbi complessi e dubbi semplici.
Dubbi che sembrano immobilizzarmi e dubbi che mi stimolano.
Fra queste due tipologie preferisco la seconda…!
Due tipologie di dubbio sono già 4 strade che si incrociano. Che, a volte, ti “mettono in croce”.
Lo suggerisce l’etimologia della parola: sembra che nella maggior parte delle lingue antiche il termine indicante un’incertezza, comprenda la radice “due”. Dunque il dubbio è un’ambivalenza non necessariamente giusta o sbagliata.
In greco antico invece, dubbio è generalmente tradotto con aporia (problema pressoché irrisolvibile-amen). Da qui nasce il pensiero moderno occidentale.
Pensiero che ci informa, grazie alle nuove tecnologie, che dietro alle scelte c’è l’istinto, mentre la ragione viene dopo. Forse, per questo, Aporia, adesso, è il nome dato a una farfalla.
Ma allora a che serve il lavoro di millenni? Appena l’uomo diventa conscio di poter discernere, ecco che sembra dover accettare la primitiva schiavitù all’istinto. La propria “animalità”. Che ne è più dell’Homo faber?
Per questo prendo la licenza di riassumere tutto ciò in un unico grande dilemma che è la cosa che più mi perseguita in quanto artista.
Posto che essere artista è per me irrinunciabile poiché non è solo una scelta ma una condizione, ciononostante ogni giorno mi chiedo se vale la pena.
Se, guardandomi attorno, vale la pena lavorare in una realtà che proprio si ostina a non cambiare mai molto. Almeno in profondità.
Mi chiedo se il mio è un problema reale o un atteggiamento di edonismo. D'altronde pochi artisti non ne soffrono…
Perché, poi, vedere nell’arte una natura salvifica?
Basta il piacere di poter creare.
Ma il quesito di Minskin mi ossessiona: “la bellezza salverà il mondo?” Si direbbe di no, ma sono sicura che senza questo grande dubbio essere artista sarebbe per me un peso gigantesco o una inutilità assoluta.
Allora rimango col mio dubbio e vado avanti.
Se la bellezza non salverà il mondo, mi rispondo, sarà almeno la tensione verso questa bellezza profonda che potrà evitare di oscurarlo del tutto. Con la consolazione che solo l’uomo può plasmare consapevolmente la creatività.
Un’ eredità da salvare e tutelare.
Allora il mio dubbio diventa il giusto solletico che mi incita a procedere senza la presunzione di pensare che sarà la mia opera a trasformare qualcosa.
Mi basta essere uno dei tanti nodi in una maglia che filtra il succo dalla dura polpa delle cose.
Uscita dalla mitica caverna, so che luci e ombre fanno parte di noi e che non sempre il bagliore può rischiarare la nostra oscurità.
Per il resto, vivo sulla soglia di quel buco misterioso che aprì ad Alice la fantasia e diede a Fontana l’immensità nella semplicità.
OMBELICO è una dedica alla vita che arriva dall’oscuro e si dirama verso la luce nascosta di nuovi misteri.

Arianna Giorgi, OMBELICO, 2011

martedì 9 settembre 2014

dubbi di genere



dubbi di genere 
disegno su carta da lucido a4 
Paola Gaggiotti

mercoledì 30 luglio 2014

La via del dubbio

La via del dubbio
Incerta, insicura e senza confini precise, la via del dubbio si distingue da tutte le vie, strade e vicoli dove normalmente passiamo.  I nostri soliti percorsi sono ben definiti, i bordi costruiti, il fondo stradale solido e il fine già stabilito e quasi sempre raggiungibile senza difficoltà.  La via del dubbio al contrario si presenta come una serie di aspetti o dinamiche tutt’altro che concreti.  Peggio ancora, la dobbiamo spesso affrontare senza neppure capire come percorrerla.

Diversi anni fa ho avuto modo di iniziare un progetto di studio che mi era totalmente nuovo e insolito data la mia preparazione.  Una biografia storica di un cardinale veneziano del Seicento, Federico Cornaro, committente di Gianlorenzo Bernini per la famosa cappella di Santa Teresa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.  Volumi, carte d’archivio, lettere dell’epoca e libri contabili li ho letti tutti o almeno tutti quelli che riuscivo a scoprire negli istituti delle città dove Cornaro aveva vissuto e dove trovavo i suoi documenti.  Ben preparato dopo anni di lavoro, credevo presuntuosamente di capire il perché della committenza, cioè, come mai Cornaro scelse Bernini per il disegno e la costruzione del sacello funerario e per la realizzazione del gruppo scultoreo di Santa Teresa e l’angelo. 

Prendendo il coraggio in mano, ho scritto al più famoso storico di allora del Seicento veneziano, Gaetano Cozzi, chiedendogli un colloquio.  Cozzi mi ha cortesemente ricevuto in casa sua di fronte a Campo San Barnaba a Venezia, e con grande pazienza, il professore ha ascoltato le mie spiegazioni sulla politica veneziana/papale attorno al 1640-1650 e la sua attinenza alla commissione della cappella Cornaro.  Mi ricorderò sempre la ferma gentilezza con la quale Cozzi, concluso il mio discorso, ha demolito tutta la costruzione storica che gli avevo presentato.  Alla fine non c’era che da ringraziarlo garbatamente, alzarmi con un sorriso e uscire per affrontare il bel pomeriggio raggiante in Campo San Barnaba ma con dei grossi dubbi che mi martellavano in testa. 

Ma avevo studiato dicevo fra di me, mi ero molto preparato.  Bisognava ammettere però che anche Cozzi sapeva qualcosa del Seicento e dei rapporti fra la Serenissima e il Papato dell’epoca.  Mi sono trovato inaspettatamente e paurosamente imbarcato sulla via del dubbio, chiedendomi dov’erano adesso gli agganci di prima, quelle solide costruzioni che mi ero inventato?  Come mai non trovavo più il fine della strada che avevo visto con tanta sicurezza, direi quasi arroganza?  Dall’altra parte del canale Campo San Barnaba mi sembrava  traballare; non era più uno spazio apparantemente regolare e certo ma  senza perimetri sicuri.  La certezza con la quale ero entrato in casa del grande professore  era evaporata e al suo posto ho trovato la nebulosità del dubbio. 

La via del dubbio mi ha spinto a studiare di più, a indagare dove prima non avevo pensato di scavare e di prendere in considerazione aspetti più sottili e anche più incerti di quelli che fino ad allora avevo intravisto.  Se poi alla fine (con la pubblicazione del mio libro) le mie spiegazioni per la committenza di Bernini da parte di Cornaro siano convincenti o no, non posso giudicarlo.  Ma sono più interessanti e attendibili; sono certamente meno superficiali.  La fragilità della via del dubbio è alla fine più sicura della strada di certezza perché suscita il pensare.  È un passaggio per arrivare a un’idea. 

The Pathway of Doubt
Uncertain, insecure and without precise borders, the pathway of doubt is different from all the roads, thoroughfares and byways that we ordinarily take. Our usual paths are well defined, their boundaries built up and surfaces solid, and our predetermined goals almost always reachable.  The corridor of doubt, however seems like a sequence of phases that are anything but concrete and well determined.  Worse still, we often have to face doubt without even understanding how to get through it.

Several years ago I began a totally new scholarly project that I was academically unprepared for.  An historical biography of a Venetian cardinal of the seventeenth century, Federico Cornaro, Gianlorenzo Bernini’s patron for the famous chapel in Santa Theresa in the church of Santa Maria della Vittoria, Rome.  Numerous books, archival documents, endless letters and account books—I read everything, or at least everything that I could find in the libraries and archives of the several cities where Cornaro had lived and elsewhere too.  Well prepared after years of study, I presumptuously believed that I unerringly understood the reasons lying behind the commission, that is, why Cornaro chose Bernini for the design and construction of his funerary chapel and for the sculptural realization of the Ecstasy of St. Theresa

With courage in hand, I wrote to the then most famous historian of Baroque Venice, Gaetano Cozzi, asking to speak with him.  He graciously received me in his home opposite Campo San Barnaba in Venice, and listened with great patience while I explained my understanding of Venetian-papal relation c.1640-1650 and their bearing on Cornaro’s commission.  I will never forget the firm but amiable cordiality with which Cozzi—after hearing me out— dismantled the entire historical construction I had slowly built.  At the end there was nothing for me to do but courteously thank him, rise from my seat with a smile and leave his home only to exit into the brilliant afternoon outside and see Campo San Barnaba, but now with huge doubts hammering in my head.

But I had so assiduously studied, I told myself.  To tell the truth Cozzi also knew something about the Seicento and contemporary relations between the Serenissima and the Papacy.  Unexpectedly, and frighteningly, I found myself embarking upon the pathway of doubt, asking myself where had my earlier tetherings gone to, those solid constructions that I had invented?  Why could I no longer find the end of the road that I had previously seen with clarity, perhaps arrogance?  On the other side of the canal Campo San Barnaba seemed to move to and fro, no longer a regular and certain space but now one without sure perimeters.  The convictions with which I had entered the house of the illustrious professor had evaporated and in their place I found instead the nebulousness of uncertainty. 

The pathway of doubt triggered further study, exploration into areas where before I hadn’t thought to peer and consideration of more subtle and uncertain dynamics than I had previously wanted to contemplate.  If the explanations in my book for Cornaro’s commission to Bernini are finally convincing or not is something I leave others to judge.  The motivations I propose there are interesting and reasonable; they are certainly less superficial than before.  In the end, the vulnerability of doubt is far safer than the road of certainty, as it leads to thinking and is a conduit towards ideas. 

William Barcham 




venerdì 25 luglio 2014

CHOCOLAT VIRTUEL


Elle a pris un chocolat virtuel, moelleux, velouté, parfumé, grisant. C’était le meilleur cadeau qu’on pouvait lui faire, elle a fermé les yeux. Après, nous sommes passés à la dégustation réelle. Tu sais bien, l’intensité, septembre. Je n’ai pas pu ôter ma bouche des bords délicieux de sa tasse, mon œil a disparu pendant le goût. La langue qui goûte, qui écrit, qui parle et qui lèche, c’est la même langue… Tais-toi, tes mots sont jolis… Tais-moi !... On avait plus de flèches que les indiens, mais on est ce qu’on a la force d’être, elle a dit, les papillons de mon ventre, ils sont pour R, pas pour toi, elle m’a laissé dans les nuages. L'évidence, c’est comme une extension de soi, comme une fleur qui prend la forme de son insecte pollinisateur. On applique des pansements sur les plaies de l’autre tandis qu’il en applique sur soi. Etre complémentaires, c’est essentiel. Elle était nature-peinture. Garçon manqué et puissamment femme. Il faut que je sois une envie, pas un besoin, elle disait… Je t’offre une branche entière d’arbre fruitier par seconde, tes larmes coulent de mes yeux… Je suis touchée, apeurée et transportée, à la fois, c’est agréable un homme qui n’enfile pas la peau d’un autre… Tu pourrais chanter pour moi ?... Oui… Mais je ne suis qu’une va-nu-pieds, une Esméralda… Tu montres l’endroit de la brûlure, comme une flamme, tu vibres, implacable et lucide. Je veux te faire planer comme un oiseau, crier… Un artisan s’empara d’une pièce de bois aux veines prononcées. Il lui donna une forme juste, douce. Il apposa sa signature en relief et achemina enfin l’objet à sa belle. Lorsqu’elle pense à lui, à présent, qu’elle l’agrippe fermement, la signature s’imprime dans le creux de sa main… Moi, je n’ai rien à t’offrir. Aimer, c’est donner avec les mains vides. Mais qu’est-ce tu veux, mon corps ou moi ? L’amour, c’est mon moteur, mais mon moteur est cassé… Je sais, je te réserve des arcs-en-ciel… C’est gentil, c’est rare, mais ma manière d’aimer, c’est d’être libre dans mon esprit et dans mon corps. Est-ce que tu comprends ce que je dis ? Ne brûle pas les étapes, ta nature n'a pas besoin d'être corrigée, va doucement… Quelles couleurs vois-tu lorsque tu jouis ?... Un grand feu. Que la femme entre aussi en l'homme, qu’on se comprend dans le mélange des corps… Il y a une luciole sur le miroir de ma rivière. Tu déchires l’enveloppe des mots qui éclosent pour toi et mes libellules dansent dans ton soir… J'étais en train de t'écrire la même chose... S’il te plait, protège-toi… Ne t'inquiète pas. J’ai captivé mon chat avec le récit de notre échange. Il m’a rassuré. Mais en fait, il n’y connait rien. Mes mots, un jour, tu t’en lasseras… Il y en a de très beaux mais ils me gênent. J’ai l’impression d’être obligée… Alors, je me retire sur la pointe des pieds, si tu veux… Je suis crédule, quelque chose me dit de me méfier, s’il est si facile pour toi de partir, qu’il en soit ainsi… T — 22:29 : J'ai envie de te connaitre, je brûle. Je te l'exprime très mal. T — 22:31 : Je suis porté par la vague. T — 22:32 : J'aurai très mal de devoir arrêter notre échange. T — 22:32 : Je veux te connaitre. T — 22:33 : C'est tout de toi qui me plait. T — 22:34 : Cette intensité. T — 22:35 : Je m'adresse à toi, pas à ta façon de t'exprimer. T — 22:36 : J'aime aussi comme tu te maquilles, je t'assure… C — 22:37 : Je comprends, veux-tu que je t’appelle ?... Oui… Pauvre de toi avec ce moi à tes trousses. Ton sourire me mange. Tes longues pattes sortent du cadre. Ton bassin, l’invitation primate. Ta réalité ne s’éloigne jamais dans ta représentation. Nue, tu ris aux éclats. Peut-être : c’est quand tu ris aux éclats que tu es nue. Génie femelle, je veux arriver maintenant dans la raison de ton sourire, délibérément, dans ton attraction d’étoile. Je veux être une ritournelle pour danser ta vie, laissons l’espèce penser pour nous. Je te présente Coin-coin, il veut être ton ami, comme moi, occupe-toi bien de lui… T’es un connard, je te mets direct dans mon sac à main et j’enlève l’antivol… Tu vas te faire choper, t’auras l’air con. Je viens de voter pour ta photo, ça t'a fait une décharge ? C’est sûrement l’ennui de l’huitre qui produit la perle, faut la cracher en l’air, tu comprends ? Mon cœur, tu le masses et tu le défonces au bazooka. Tu paniques quand je m’éloigne… Non, je suis pas jalouse !... Tu meurs, je meurs. Tu m’as trompé, tu m’as dis… C’était de l’ironie !... J’essayerai de ne plus peser sur ta vie, je te parlerai des amants-amis, des vies qui passent trop vite et des boules dans la gorge qui grandissent jusqu’à boum. Oiseau rare, regarde-moi te voir. Sous mon capot, il y a l’univers en expansion, ta main qui fait des huit dans ma main, ton ventre danse encore, je dois rêver. C’est une clairière dans la forêt pourrie. L’amour en pâte se répand dans ta bouche et ta langue râpe jusqu’à l’inox. On aurait pu fabriquer de la force, mais les tournesols s’émouvaient de ton passage. Mes morceaux de Soleil refroidissent. La Lune dort dans son hamac, dos rond, les oies sauvages ne reviendront pas. Jardin de sculptures gluantes, tu avançais, j’avançais, on a fait l’amour avec les yeux. La vis sans fin du tour de manège. L’irrésistible ascension de l’étoile accrochée à l’impossible. A la naissance des chaines alimentaires, restent le berger, le loup et un coucher de Soleil sur une beauté fatale. Devine ou je te dévore : qu'est-ce que deux mille-pattes en train de faire l’amour ? Une fermeture éclair !... Tu me passes dedans. Tu me danses. Tu me penses. Tu m’enfuies. Tu me falaises… Regarde, c’est pour nous… Un couple est toujours fou, nos heures galopent dans la prairie, tu commences les phrases que je termine. Plus de chagrin, je me cache dans mon bonheur, comme la luciole, quand elle se cache dans un rayon de Lune… Ils ne comprendront pas, je n’aime pas ta fin. Mon espérance n’est pas tournée vers toi, je me suis envolée et je sais très bien dans quel arbre je veux me poser… Accepte un peu le vent glacial… Et n’oublie pas, mes mots sont à moi, je te les prête comme des crayons de couleur. 
Thomas Monin, juillet 2014*


*
Ha preso un cioccolatino virtuale, morbido, vellutato, profumato, inebriante. Era il più beregalo che le si potesse fare, ha chiuso gli occhi. Dopo, siamo passati alla degustazione reale. Lo sai, l'intensità, settembre. Non ho potuto togliere la mia bocca dai bordi deliziosi della sua tazza, il mio occhio è sparito mentre gustavo. La lingua che gusta, che scrive, che parla e che lecca, è la stessa lingua… Zittisci, le tue parole sono graziose… zittiscimi!
Avevamo più frecce dagli indiani, ma siamo quelli che abbiamo la forza di essere, ha detto lei, le farfalle della mia pancia, sono per R, non per te, mi ha lasciato tra le nuvole. L'evidenza, è come un' estensione di se, come un fiore che prende la forma del suo insetto impollinatore. Uno applica delle bende sulle ferite dell'altro mentre ne applica sulle sue. Essere complementari, è essenziale. Lei era natura-pittura.
Maschiaccio e potentemente donna. Devo essere una voglia, non un bisogno, diceva lei… Ti offro un ramo intero di albero da frutto al secondo, le tue lacrime scorrono dei miei occhi… sono commossa, impaurita e estasiata allo stesso tempo, è piacevole un uomo che non indossa la pelle di un altro…Potresti cantare per me? …Si… Ma sono solo una mera viandante, un'Esmeralda… Mostrami il posto dell' ustione, come una fiamma vibri, implacabile e lucida. Voglio farti librarcome un uccello, gridare...
Un artigiano mise le mani su un pezzo di legno molto venato. Gli diede una forma esatta, dolce. Mise la sua firma in rilievo e inviò l'oggetto alla sua bella. Quando pensa a lui, adesso,  e lo afferra in modo deciso, la firma si imprime nell'incavo della mano… Io,non ho niente da offrirti. Amare, è dare con le mani vuote. Ma che cosa vuoi, il mio corpo o me? L'amore, è il mio motore, ma il mio motore si è rotto… Lo so, ti prenoto degli arco-baleni...

E`gentile da parte tua, è raro, ma la mia maniera di amare è di essere libero nel mio spirito e nel mio corpo. Capisci cosa dico? non bruciare le tappe, la tua natura non ha bisogno di essere corretta, va piano… Che colore vedi quando godi?… Un grande fuoco. La donna entrare anche nell' uomo, noi capirci nella combinazione dei corpi… C'é una lucciola sullo specchio del fiume.

Tu strappi l'involucro delle parole che sbocciano per te e le mie libellule ballano nella tua sera…ti stavo scrivendo la stessa cosa… per favore, proteggi te… Non preoccuparti. Ho catturato il mio gatto con il racconto del nostro scambio. Mi ha rassicurato. Ma infatti, non se ne intende. Le mie parole, un giorno, ti stancheranno… Ce ne sono alcune belle ma mi disturbano. Ho l'impressione di essere obbligata… allora, mi ritiro in punta di piedi, se vuoi
Sono ingenua, qualcosa mi dice di fare attenzione, se è così facile per te partire, che così sia… T - 22:29 : Ho voglia di conoscerti, brucio. Te lo esprimo molto male. T - 22:31 : Sono portato dall'onda. T - 22:32 : Mi farebbe molto male smettere il nostro scambio. T - 22h32: Ho voglia di conoscerti. T - 22:33 : tutto di te mi piace. T - -22:34 : Questa intensità. T - 22:35 : Mi rivolgo a te, non alla tua maniera di esprimerti. T - 22:36 : Mi piace anche quando ti trucchi, ti assicuro… C - 22:37 : Capisco, hai voglia che ti chiami? … Si… Povera te con me all calcagna.
Il tuo sorriso mi mangia. Le tue lunghe gambe escono dal quadro. Il tuo bacino, l'invocazione primaria. La tua realtà non si allontana mai della tua rappresentazione. Nuda, scoppi ridere. Forse: è quando scoppi a ridere che sei nuda. Genio femmina,  voglio arrivare adesso nella ragione del tuo sorriso,deliberatamente, nella tua attrazione di stella. Voglio essere un ritornello per ballare la tua vita, lasciamo la specie pensare per noi. Ti presento Qua-qua, vuole essere tuo amico, come me, occupati bene di lui… Sei uno stronzo, ti metto direttamente nella mia borsa e tolgo l'antifurto...

Ti farai beccare, sembrerai proprio un coglione. Ho appena votato per la tua foto, hai sentito una scarica? E' certamente la noia dell'ostrica che produce la perla, bisogna sputarla in aria, capisci? Il mio cuore, lo massaggi e lo sfondi con un bazooka.Vai nel panico quando mi allontano… No, non sono gelosa ! … Muori, muoio. Mi hai imbrogliato, mi hai detto… Era ironia! … Proverò a non pesare più sulla tua vita, ti parlerò degli amanti-amici, delle vita che passano troppo veloci e dei nodi alla gola che crescono fino al soffocamento.

Uccello raro, guardami mentre ti vedo. Sotto il mio coperchio, c'è l'universo in espansione, la tua mano forma degli otto nella mia mano, il tuo ventre balla ancora, deve essere un sogno. E' una radura nella foresta umida. L'amore felice si diffonde nella tua bocca e la tua lingua raspa fino all' acciaio. Avremo potuto fabbricare forza, ma i girasoli si commuovevano al tuo passaggio. I miei pezzi di sole si raffreddavano. La luna dorme nella sua amaca, con la schiena curva, le oche selvatiche non torneranno più. Giardino di sculture viscide, andavi avanti, andavo avanti, abbiamo fatto l'amore con gli occhi.

La vite senza fine del girotondo. L'irresistibile ascensione della stella appesa all'impossibile.All'origine delle catene alimentari, rimangono il pastore, il lupo e un tramonto su una bellezza fatale. Indovina o ti divoro: Che cosa sono due millepiedi che stanno facendo l'amore? una cerniera! … Mi passi dentro. Mi balli. Mi pensi. Mi fuggi. Mi falesi... Guarda, è per noi… Una coppia è sempre pazza, le nostre ore galoppano nella prateria, inizi le frase che  finisco.
Niente più dispiacere, mi nascondo nella mia fortuna, come la lucciola, quando si nasconde in un raggio di luna… Non capiranno, non amo la tua fine. La mia speranza non è girata verso di te, sono sparita e so molto bene in quale albero voglio posarmi… accetti un po' il vento glaciale… e non dimenticare, le mie parole mi appartengono, te le presto come delle matite colorate.


martedì 22 luglio 2014

Il pensiero
Coltivare il dubbio per non smettere mai di dissentire, di porci domande, di mettere in discussione l'autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Come affermava Bertrand  Russell significa non smettere di pensare, ma essere voci fuori dal coro, essere il peso che inclina il piano, perchè non esiste la verità assoluta. 

l'immagine
Ho scelto anche un lavoro dei bambini della PInAC dal titolo Colore. Naturalmente l'autore (Paul Alexander, 3 anni di Kingston, Giamaica, dipinto nel 1958 - Raccolta museale PInAC) non voleva rappresentare il dubbio ma solo il colore. A me però questo stare tra la luce e l'ombra con la possibilità di scegliere e anche di cambiare improvvisamente verso perchè coltivando il dubbio si è intravisto un bagliore di verità altrove, pare adatto proprio al concetto che Russell suggerisce.*



Elena Pasetti

* (traduzione in corso)
La pensée
Cultiver le doute pour ne jamais cesser d'être en désaccord, d'être dans le questionnement, de mettre en discussion l'autorité, les lieux communs, les dogmes. Comme Bertrand Russell affirmait cela signifie non pas renoncer à penser, mais être des éléments à part, être le poids qui incline le plan,  parce que la vérité absolue n'existe pas.


L'image
J'ai choisi également un des dessins d'enfant du musée PInAC dont le titre est Couleur. Naturellement, l'auteur (Paul Alexander, 3 ans, de Kingston, Jamaïque, peint en 1958, collection du musée PInAC) ne voulait pas représenter le doute mais seulement la couleur. 
Mais pour moi ce positionnement entre la lumière et l'ombre avec la possibilité de choisir et de changer aussi sa course à l'improviste parce que cultivant le doute, on a aperçu une lueur de vérité ailleurs, semble exactement adapté au concept que Russell suggère.


martedì 15 luglio 2014

Incerto


"Incerto" di Giorgio Vendola
tratto da "aQustico" di Luca Aquino  
produzione Tùk Music  


“Non credo che questo fantastico

meraviglioso universo, questa immensa

distesa di spazio e di tempo, tutte le

differenti specie animali e le piante, tutti i

pianeti e tutti gli atomi con il loro movimenti

tutta questa complessa cosa possa

semplicemente essere un palcoscenico sul

quale dio osserva gli esseri umani
compiere la loro lotta tra il bene e il male,
come suggerisce la religione.

Il palcoscenico è troppo grande per la rappresentazione" *                                                                                                                                        

("il dubbio e la paura", Richard Phillips Feynman)
"Ritmo"

Orietta Fineo

* (traduzione in corso)

“Je ne crois pas que cet univers fantastique et merveilleux, cette immense étendue d'espace et de temps, toutes les différentes espèces animales et les plantes, toutes les planètes et tous les atomes avec leurs mouvements, toute cette chose complexe puisse être simplement une scène sur laquelle Dieu observe les êtres humains accomplir leur lutte entre le bien et le mal, comme le suggère la religion.
La scène est bien trop grande pour la représentation."
("le doute et la peur", Richard Phillips Feynman)

                                                                                                                                



lunedì 14 luglio 2014

Le doute rayonne dans l’ombre d’une effrontée certitude.
Il ne possède aucun point de repère.
Carte géographique mentale sans indications,
Territoire inconnu et hostile, il effraie.
Il fascine également.
Le doute est un pluriel dominant une rassurante certitude monothéiste.
Il impose la multiplicité et implique une évolution aléatoire de nos pensées et actes.
S’y aventurer est douloureux.
S’y aventurer est risqué.
Nous arpentons tour à tour pas un mais plusieurs chemins en devenir.
No mind’s land, on peut s’y perdre.
Condition gestative, se doit-il d’être transitoire?
Sa constante présence ne porterait-elle pas à l’immobilisme?
La certitude n’apparaît-elle pas, elle aussi, comme une forme d’immobilisme explorant une seule conviction?
Si une lueur se fait, n’assiste-t-on pas au déploiement d’une frêle architecture bâtie sur l’épicentre de nos doutes?
S’endurcissant avec le temps, comme nos pieds ou nos mains s’ornent de cornes, ce refuge ne nous représenterait-il pas?
Je doute qu’un doute se résolve dans une justesse universelle: La solution.
Intuition, expérience… nous optons.
Il restera toujours un trou noir: ne pas avoir pris telle ou telle piste, ne pas en connaître les effets, ne pas pouvoir comparer…
C’est dans l’adversité de notre propre pensée que le doute nous invite insidieusement à chercher,
A nous chercher.*
Antonio Cos


*Il dubbio splende nell’ombra di una sfacciata certezza.
Non possiede nessun punto di riferimento.
Mappa geografica mentale senza indicazioni,
Territorio sconosciuto e ostile, spaventa.
Nello stesso tempo affascina.
Il dubbio è un plurale che domina una rassicurante certezza monoteista.
Impone la molteplicità e implica un’evoluzione aleatoria dei nostri pensieri e atti.
Avventurarsi è doloroso.
Avventurarsi è rischioso.
Sondiamo alternativamente non uno ma più cammini in divenire.
No mind’s land, possiamo perderci.
Condizione in gestazione, deve essere transitorio?
La sua costante presenza non porterebbe all’immobilismo?
La certezza non appare, anch’essa, come una forma d’immobilismo destinata a esplorare un’unica convinzione?
Se bagliore avviene, non assistiamo al dispiegarsi di una fragile architettura costruita sull’epicentro dei nostri dubbi?
Indurendosi col tempo, come i nostri piedi o le nostre mani si ornano di corna, questo rifugio non ci rappresenterebbe?
Dubito che un dubbio si risolva con una giustezza universale: La soluzione.
Intuizione, esperienza… optiamo.
Rimarrà sempre un buco nero: non avere preso tale o tale pista, non conoscerne gli effetti, non poter fare confronti…
E nell’avversità del nostro pensiero che il dubbio ci invita insidiosamente a cercare,
A cercarci.