L'età del dubbio/l'âge du doute

Concetta Modica e Sophie Usunier sono state invitate in residenza in Sicilia per un mese. Confessioni, paure, dibattiti tra le due artiste su L'ETÀ DEL DUBBIO che si è concluso in una mostra.

“Il lavoro si baserà sulla nostra convivenza, sulla condivisione degli spazi, sul nostro modo di lavorare sia insieme che individualmente, su come ci relazioneremo con la città. Una di noi conosce la Sicilia da sempre e l’altra la vede per la prima volta, gli occhi di ognuno faranno da filtro per l’altra”.

Le artiste hanno invitato per l'occasione Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, Don Antonio Sparacino.

* Concetta Modica et Sophie Usunier ont été invitées en résidence qu'elles ont intitulée L'ETÀ DEL DUBBIO (l’âge du doute). Confession, peurs, débats entre les deux artistes sur ce thème qui s'est conclu par une exposition.


“Le travail se basera sur notre cohabitation, sur le partage du lieu, sur notre mode de travailler que ce soit ensemble ou individuellement, sur notre relation à la ville de Sicily. Une d’entre nous connait Scicli depuis toujours, et l’autre la voit pour la première fois, Nos propres yeux serviront de filtre à l’autre”.


Les artistes ont invité pour l’occasion Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, don Antonio Sparacino.




lunedì 9 dicembre 2013



"La verità non fa male; è il dubbio, l'incertezza, che tormenta l'anima. Nella vita e nella morte ci sono le cose vere e le cose supposte. Le cose vere, mettiamole da parte, ma le supposte? le supposte dove le mettiamo?" Totò, Peppino e … la dolce vita,   1961 (la medium Norma)*

Enzo Umbaca

*
"La vérité ne fait pas mal; c'est le doute, l'incertitude qui tourmente l'âme. Dans la vie et dans la mort il  y a le vrai et le supposé. Le vrai, mettons le de côté, mais le supposé? le supposé, où est-ce qu'on le met?"  (la médium Norma dans le film "Totò, Peppino e … la dolce vota", 1961)

mercoledì 4 dicembre 2013



Facce del tè, 2004-2013
Fotografia e cartoncino, 20x20 cm

Amedeo Martegani


venerdì 29 novembre 2013




Bisogna saper convivere con la propria ombra.
Il dubbio è come la mia ombra, mi accompagna sempre.
Tutto quello che faccio è frutto della mia impulsività, ormai addomesticata.
Il dubbio arriva subito dopo, ma ormai è tardi.
Fortunatamente raramente mi pento, e il dubbio resta lì, forse era giusto o forse sbagliato ma non ha soffocato il mio gesto.
Loredana Longo


*
Il faut savoir vivre avec sa propre ombre.

Le doute est comme mon ombre, il m'accompagne toujours.
Tout ce que je fais est le fruit de mon impulsivité, désormais apprivoisée.
Le doute arrive aussitôt après, mais il est déjà trop tard.
Heureusement j'ai rarement des regrets, et le doute reste là, peut-être était-ce juste ou peut-être était-ce une erreur mais il n'a pas étouffé mon geste.

lunedì 25 novembre 2013




















Filippo Leonardi


*Mieux vaut un homme aujourd'hui qu'une poule demain

mercoledì 20 novembre 2013

Attraverso il dubbio, si arriva alla natura delle cose.

Tiziano Campi


*
A travers le doute, on arrive à la nature des choses.
Il dubbio è la mia certezza.

Mi risponde nel profondo, e cosi mi trovo speso a pormi delle domande.

Nuove domande che generano nuovi dubbi ma che generano nuovi orizzonti di senso e possibilità di qualche certezza.
Cosi dubitare mi apre alla certezza dell’altro che improvvisamente, per un attimo, diviene la mia sola certezza e mi aggrappo e cosi percorro altre strade, piene di dubbi e di incontri. Il dubbio apre e alla fine è il solo modo per avere qualche certezza.*

Marcella Anglani 


Le doute est ma certitude.
Il me répond au plus profond de moi-même, et ainsi je me retrouve souvent en train à me poser des questions.
De nouvelles questions qui génèrent de nouveaux doutes mais qui génèrent de nouveaux horizons de sens et des possibilités de certitudes.

De cette façon, douter m'ouvre à la certitude de l'autre qui, à l'improviste, pendant un instant, devient ma seule certitude et je m’y agrippe, et ainsi je parcours d'autres routes, pleines de doutes et de rencontres. Le doute crée une ouverture, et finalement c'est le seul moyen d'avoir quelque certitude.

martedì 19 novembre 2013


"we fill pre-existing forms and when we fill them we change them and are changed" (da Borges and I). Frank Bidart
aldl


lunedì 18 novembre 2013

sabato 16 novembre 2013

giovedì 14 novembre 2013

mercoledì 13 novembre 2013

Vi lascio tutte le certezze e mi tengo i dubbi, sono caldi, sfumati, un pò timidi, ma anche sfrontati, esagerati, eccessivi, simpatici logorroici, a volte irritanti, ma anche freschi, curiosi, entusiasti e mai arrivati!*
Annalisa Cattani

*Je vous laisse toutes les certitudes et je garde les doutes, ils sont chauds, estompés, un peu timides, mais aussi effrontés, exagérés, excessifs, sympathiquement prolixes, parfois irritants, mais aussi frais, curieux, enthousiastes, et jamais affirmés.

mercoledì 6 novembre 2013

























 
Stefania Zocco

"Quoi que vous pensiez ou croyiez pouvoir faire, faites-le. L'action porte en elle la magie, la grâce et le pouvoir." Goethe


Charlyne La Duca


Sofia Scarabolo

martedì 5 novembre 2013

lunedì 4 novembre 2013


"L'età del dubbio"
Charlyne La Duca


Claudia Losi

territorio


Colgo l’occasione per esprimere il mio pensiero sulla performance delle artiste Concetta Modica e Sophie Usunier, le quali hanno condiviso spazi, luoghi e memorie della città di Scicli.

Un modo unico per realizzare una relazione tra gli artisti, la città che le ospita e il suo ambiente.

Il “dubbio” che scaturisce dai luoghi, antropologicamente strutturati con i loro confini, i loro punti cospicui, le loro storie e i loro miti. L’età, col suo tempo, che le struttura e/o le oblia.

Ad oggi lo scopo non è più rivolto alla sola conservazione della memoria passata, minacciata dallo sviluppo industriale o dalla globalizzazione (così com’era inteso il lavoro dei demologi degli anni ’30), altre finalità si sono affiancate a quelle originarie: la creazione di nuovi strumenti di coinvolgimento e di progettazione partecipata, la ricerca di traiettorie utili per uno sviluppo sostenibile, il carattere dell’identità locale (e non solo nazionale).

Tra le tecniche di cui fare uso per garantire la tutela del patrimonio locale vi è la mappa di comunità (parish map) che rappresenta: uno strumento collettivo con cui la comunità locale vede, percepisce e attribuisce senso (e valore) al proprio territorio e paesaggio.

Risulta difficile conoscere e valorizzare un patrimonio culturale locale, materiale ed immateriale, senza coinvolgere in maniera attiva la comunità interessata. Le mappe sono strumenti privilegiati di raccolta e auto-rappresentazione dal punto di vista delle comunità insediate sul proprio spazio di vita, uno spazio dinamico dov’è possibile conoscere storie, fatti, vicende di luoghi (che si possono anche esplorare) intrecciate alle inevitabili trasformazioni susseguitesi nel corso del tempo. Una mappa di comunità, riproducendo la realtà complessa della località, presenta i luoghi, gli eventi, le persone lungo un percorso che si snoda nello spazio e nel tempo. Inoltre, esse offrono uno strumento efficace, semplice, diretto e accessibile a tutti. L’utilizzo delle mappe di comunità, anche da parte degli artisti, ha portato, nel corso di questi anni, al raggiungimento di obiettivi importanti che hanno favorito l’integrazione e la partecipazione attiva delle persone alla vita della propria comunità, sostenendo reti territoriali finalizzate alla scoperta dell’identità locale e favorendo un approccio positivo al territorio, anche da parte delle generazioni più giovani.  

La consapevolezza che viene fuori dall’esistenza di un complesso patrimonio culturale locale, materiale ed immateriale (ritratto su “carta”), strettamente legato al territorio rappresenta il genius loci di quella comunità. Questo “senso del territorio”, «dell’identità locale, è ciò che in ultima analisi rende una persona felice o infelice di abitare in un certo posto, che la convince a rimanere o a emigrare, a lavorare con gli altri o a isolarsi».

Estrapolare, attraverso l’azione artistica, i sentimenti dei luoghi, degli spazi di una comunità significa in ultima analisi condurre l’età del dubbio verso un altro binario, ovvero quello della conoscenza e della vivacità dei territori con i suoi abitanti.*

 Giuseppe Garro




Territoire

Je profite de l'occasion pour exprimer ma pensée sur la performance des artistes Concetta Modica et Sophie Usunier, qui ont partagé les espaces, les lieux et les mémoires de la ville de Scicli.
Une façon unique d'instaurer une relation entre les artistes, la ville qui les accueille et son environnement.
Le « doute » qui jaillit des lieux, anthropologiquement structurés avec leurs limites, leurs points-clés, leurs histoires et leurs mythes. L'âge, avec le temps, qui les façonne et/ou les oublie.
De nos jours l'objectif n'est plus tourné vers la seule conservation de la mémoire du passé, menacée par le développement industriel ou par la mondialisation (tout comme avait pour objectif le travail des démologues des années 30), d'autres finalités se sont ajoutées aux précédentes : la création de nouveaux instruments d'implications et de projets participatifs, la recherche de trajectoires utiles pour un développement durable, le caractère de l'identité locale (et pas seulement nationale).
Parmi les techniques dont on fait usage pour garantir la maîtrise du patrimoine locale, il y a la « carte de communauté » ("parish map") qui représente une structure collective avec laquelle la communauté locale voit, perçoit et attribue du sens (et de la valeur) à son propre territoire et paysage.

Il apparaît difficile de connaître et de valoriser un patrimoine culturel local, matériel et immatériel, sans impliquer de manière active la communauté intéressée. Les cartes sont des instruments privilégiés de compilation et d'auto-représentation du point de vue de la communauté installée sur son propre espace de vie, un espace dynamique au sein duquel il est possible de connaître les histoires, les faits, les récits des lieux (qu'on peut aussi explorer) tressés avec les inévitables transformations qui se sont succédées au cours du temps. Une carte de communauté, en reproduisant la réalité complexe de la localité, présente les lieux, les événements, les personnes, le long d'un parcours qui se dénoue dans l'espace et dans le temps. En outre, elles offrent un instrument efficace, simple, direct et accessible à tous. L'utilisation des cartes de communauté, notamment par les artistes, a permis, au cours de ces dernières années, la réalisation d'objectifs importants qui ont favorisé l'intégration et la participation active des personnes à la vie de leur propre communauté, en soutenant les réseaux territoriaux conçus pour la découverte de l'identité locale et permettant une approche positive du territoire, y compris aux plus jeunes générations.
La conscience qui résulte de l'existence d'un patrimoine culturel et local complexe, matériel et immatériel (mis sur « papier »), strictement lié au territoire, représente le « genius loci » (esprit du lieu) de cette communauté. Ce « sens du territoire », de « l'identité locale, est ce qui, à terme, rend une personne heureuse ou malheureuse d'habiter dans un certain lieu, qui la convainc à rester ou à émigrer, à travailler avec les autres ou à s'isoler.»

Extrapoler, à travers l'acte artistique, les sentiments du lieu et des espaces d'une communauté signifie, à terme, diriger l'âge du doute vers une autre voie, c'est à dire celle de la connaissance et du dynamisme du territoire et de ses habitants.

giovedì 17 ottobre 2013

giovedì 10 ottobre 2013



Ho sempre associato il dubbio al sesso femminile e alla certezza quello maschile.
Il dubbio genera conoscenza, ricchezza, novità, tormenti, problemi, ti costringe a vedere la vita in modo diverso, meno convenzionale. Al contrario il perpetuarsi di forme rigide la legge dello stato, la Storia, la famiglia, la cultura alessandrina è quanto di più distante dal dubbio. Sarà per questo che la nostra società, sempre più razionale e sempre meno dionisiaca, si specchi spesso e volentieri in forma assolute, non si pone in relazione con ciò che le risulta estraneo e tutti noi soffriamo di solitudine e ci sentiamo poco tolleranti. 
Il mondo occidentale si salverà solo se saprà riportare al centro della scena il carattere dionisiaco della vitalità femminile, riscoprendo i progenitori del pensiero razionale: Cartesio, Montaigne ed anche i cari socratici.
Dubito, per ciò penso, se penso rifletto ed ascolto, se ascolto interagisco, conosco ed arricchisco il mondo. Solo così ci salveremo dalla tecnocrazia che produce un pensiero univoco e un cervello binario sempre più computerizzato e poco umano, dove tutto è già scritto e niente si può creare.
Cristiano Pancrazzi

domenica 6 ottobre 2013

sabato 5 ottobre 2013

L'età del dubbio a Made in Filandia


Presentazione e conversazione dell'età del dubbio 


Concetta Modica nello spazio dedicato all'età del dubbio



Francesco Lauretta durante la presentazione


conversazione

spazio dedicato all'età del dubbio
Concetta Modica con Elena Asmar (Made in Filandia)

Concetta Modica con Francesco Lauretta




p.g.

Il dubbio #1
…. Non so se voglio aggiungere un nuovo argomento ai miei dubbi.

Il dubbio #2
La verità (una verità percepitta, quindi relativa, valida solo rispetto a se stessa)
È che non ho mai attraversato una fase della vita che non fosse articolata nel dubbio.


P.G.

venerdì 4 ottobre 2013


David Casini

L'origine del dubbio, 2012, series Build. Destroy. Rebuild
Adalberto Abate

mercoledì 2 ottobre 2013

che fare di tutto quello che ci manca? *

che ci manca e che continuiamo a cercare per colmare il vuoto che ci accompagna da quando eravamo bambini? questo vuoto che diventa sempre più profondo, fino alla nausea, e tutta quella gente arrivata che sa come gira il mondo e che ti riempie di belle parole, loro che della vita hanno capito tutto perché si guardano dentro, loro, non fuggono a loro stessi, loro si che sono attuali, alla moda, emancipati e che … scherzi? mica si fanno delle remore loro, il pudore e tutte quelle boiate per non parlare del senso di colpa, che è? un’invenzione per  gli ingenui, quelli che si fanno degli scrupoli, che se ne vengono fuori con la questione del giudizio - ma proprio non sei in grado di sospendere il giudizio - come se avere una propria opinione fosse una colpa, sempre pronti ad esprimere i propri pensieri, che brutta abitudine quella di andarsene in giro a parlare, zitti ... gli orpelli non hanno nulla da dire, stanno lì fermi, immobili, come le uova di Pasqua in bella vista, prima di essere fatte a pezzi per la sorpresa … e questa ostinata opposizione a non calarsi in un uovo di Pasqua, mannaggia, come se non fosse un onore quello di essere annusati, gustati, fatti sciogliere e plasmati ad arte dalle mani di un pigmaglione, uno di quelli che se ne incontrano pochi nel corso della nostra fasulla vita e che volete di più, idioti che non siete altro! Roba da rimanerne secchi per la soddisfazione eppure a voi l’idea non vi piace, vi deprimete a pensarvi come un uovo di Pasqua! 
E così ce ne andiamo in giro come zombi in cerca di quel qualcosa che ci manca e alla fine non sai nemmeno cosa sia, non sai cosa volevi, non lo capisci più, in fondo che è? questa cosa che desideravi tanto e che non hai mai avuto o che hai perso perché quando finalmente l’hai incontrata non l’hai riconosciuta, non era proprio come te la immaginavi, è che dentro di te l’avevi 
sublimata ed era bellissima e tu eri fuori dalla gioia e ti sembrava che niente avrebbe potuto rompere questo incantesimo, perché tu quella cosa l’avevi vista nella tua mente e non potevi averla sognata, voleva dire che c’era e che bisognava solo avere pazienza che quella cosa ti sarebbe venuta incontro e avrebbe cambiato la tua vita.  Aspetta!
E così aspettiamo...  solo che le cose che sono successe nel frattempo, e sono tante, io non le vorrei raccontare, e in verità non le ho mai raccontate a nessuno, non perché ne sentirei la mancanza, ma proprio perché non le ho capite. 
Armida Gandini





* Michela Marzano Blog di Michela Marzano, 2 Gennaio 2013

lunedì 30 settembre 2013


L’età del dubbio

Guarire o prendersi cura della persona ammalata?
Cercare la guarigione,seppure comprensibile ed auspicabile,è stato l’intento dei medici anche quando la medicina veniva praticata con mezzi oscuri ( penso al salasso ostinato nei secoli passati).
E’ difficile quantificare una guarigione,può darsi che avvenga poche volte,ma soprattutto essa è un convincimento relativo ai mezzi tecnici di cui disponiamo.Probabilmente è una presunzione.
Prendersi cura di un ammalato invece rappresenta la sintesi della dimensione umana e della tecnologia nella medicina.E se la guarigione può divenire un stupida certezza,il dubbio è il calore che alimenta la continua ricerca nell’assistere e curare  una persona sofferente.L’anima della medicina è il dubbio.*
Salvo Tolaro

*
Guérir ou prendre soin des personne malades ?
Chercher la guérison, même si c'est compréhensible et souhaitable, fut l'intention des médecins même quand la médecine était pratiquée avec des méthodes obscurantistes (je pense à l'obstination de la saignée durant les siècles passés).
C'est difficile de quantifier une guérison, il se peut qu'elle survienne peu souvent, mais surtout c'est une conviction relative aux moyens techniques dont nous disposons. C'est probablement une prétention.

Prendre soin d'un malade, au contraire, représente la synthèse entre la dimension humaine et la technologie de la médecine. Et si la guérison peut devenir une certitude stupide, le doute est la chaleur qui alimente la recherche continuelle de l'assistance et du soin auprès de la personne souffrante. L'âme de la médecine, c'est le doute.

sabato 28 settembre 2013

dog and war







I have a pencil picture of a very nice (really) dog from my grandmothers´. She (the dog) was behaving angrily, when I asked ;-) ("the doubt"-she is hostile ?, no ;-) I was about 17 when I drew this ;-)
And another one also ! A long deceased grandfather in a photo, fighting against the russians during the Winter War ("the doubt", then -were the russians hostile ?, yes)

Pasi Makinen

venerdì 27 settembre 2013


Mi sono ricordata di una pagina scritta qualche anno fa, credo fosse il 2009... Ho impiegato un po' di tempo  a ritrovarla, ma eccola qua:

Roma ottunde i sensi, la bellezza ti schiaccia e ti da la vertigine, ti mozza il fiato , camminando per la strada ti senti pieno, anche l’aria è profumata e gli odori di stordiscono, spesso folate di gelsomino. Incalzi il passo, sospinto dai battiti del cuore, hai gli occhi pieni di forme e colori. Tutti capiscono ciò che è bello, ma riesce la bellezza a cambiare le persone? Le stesse cause non suscitano in tutti gli stessi effetti.
Sempre più mi accorgo di questo meraviglioso dono che ho, questa sensibilità che tanto mi fa soffrire, mi ripaga dando l’opportunità di assaporare con infinita lentezza 

Tre del pomeriggio, al riparo della calura estiva in una basilica romana. Entra una giovane donna, inquieta, con gli occhi cerca, chiede. Finalmente trova. Si ferma di fronte un confessionale, attende compita che la peccatrice venga assolta e poi si avvicina mesta al prete, ma in quel momento il prete gira la testa e si accorge che i peccatori son tanti, c’è la fila! E’padre aldo, un mistico, le sue doti richiamano cattolici da tutto il mondo. Padre Aldo è anziano e si preoccupa dei suoi fedeli. Fa accomodare la donna, ma ha fretta, non vuole far attendere i fedeli e con un‘occhiata alla donna  pensa di andar veloce, d’altronde quegli occhioni sinceri cosa avranno mai commesso? La donna però non è timorata di dio …

-da quando non ti confessi ragazza mia?
- da tanto padre
- quanto esattamente ragazza? io sono cieco
- 25 anni circa padre 
-perché così tanto figliola?
. Mi sto riavvicinando ora a Dio padre
-allora ti aiuto io, iniziamo dai comandamenti …
--Bestemmiato?
-No,
-hai ucciso?
-no
_hai rubato?
-no
-onori il padre e la madre?
-ci provo
-sei sposata?
-no
-hai desiderato l’uomo d’altre?
-no
Hai detto bugie che hanno nuociuto a terzi?
-no
-ti sei procurata piacere da sola o con altri?
-
-
Il prete incalza, ha fretta, la ragazza si irrigidisce, il prete le vuole dare l’assoluzione, lei rifuta, padre ho peccato, ragazza devi tornare… pedre non ho tempo… torna ragazza mia cosa avrai mai commesso,? La ragazza tace, lo guarda dritto negli occhi , si alza lentamente, va via… 


Meglio un cattivo intelligente o un buono stupido?
Col cattivo intelligente te la prendi con lui, col buono stupido con te stesso, in entrambi i casi il buono stupido sei tu.

Meglio un assassino educato o una brava persona cialtrona?
L’assassino dopo l’omicidio lascia tutto pulito, il cialtrone dopo aver cucinato per te lascia un letamaio … ma forse è meglio pulire che morire …
Meglio essere vili o coraggiosi?
Vili e vivi o coraggiosi e morti … credo dipenda dalla vita di ognuno d noi …
Meglio un rozzo dalla parte della ragione o un elegante dalla parte del torto?
Senz’altro un elegante dalla parte del torno: cosa c’è  di più affascinante di un seduttore?
Meglio un ladro gentiluomo o un onesto villano? .Arsenio Lupin
Meglio un pedofilo profumato o un etico puzzolente? Seduto accanto a te in autobus megli oil profumato, perché come potresti accorgerti del suo peccato?
Meglio un ignorante silenzioso o un colto logorroico?


Non c’è nulla di più irritante di un buono che senza volerlo ti fa soffrire con sorriso ottuso sulle labbra.

E’ più facile perdonare o portare rancore?
E’ più facile rimanere nel dubbio o prendere una decisione?
Stai meglio se fingi di non vedere o se sgrani gli occhi?
Stai meglio se fai il neutrale o se prendi una posizione?

Ciò che ci permette di vivere bene, non coincide con fare la cosa giusta… però poi bisogna convivere con la propria coscienza, quindi è bene educare la coscienza nella direzione giusta fin da piccoli.

Le religioni, più di ogni altra materia di studio, più della psichiatria stessa, sono la disciplina che meglio conosce l’animo umano.

“Tutto tutto tutto è memoria” così recitava giuseppe ungaretti, ma ora che c’è una super produzione di informazioni, come avverrà la selezione delle informazioni che passeranno alla storia?

Perché le persone sono sempre rincarnazione di personaggi famosi e mai di poveri stronzi ? 
Alessia Armeni


* (traduction en cours)

domenica 22 settembre 2013



Breve messaggio inviato da Adolfo Wildt nel 1927 a Domenico Rambelli, amico e stimato scultore faentino:
"L’artista deve lottare e soffrire per la sua opera, lasciando la parola al tempo. A Lei, di me più giovane, ripeto le parole che mi hanno confortato nella laboriosa attesa. Fede e scalpello”.



Michele Guido


*
Bref message envoyé par Adolfo Wildt en 1927 à son ami et sculpteur estimé de Faenza Domenico Rambelli:
"L'artiste doit lutter et souffrir pour son oeuvre, en laissant la parole au temps. A vous, mon cadet, je répète les mots qui m'ont réconforté dans l'attente laborieuse. Foi et burin". 



giovedì 19 settembre 2013



Chère Grenouille,

Je tiens à te dire que tu ne seras jamais un prince charmant. 
C’est un concept inventé qui se base sur une illusion, un mirage, un idéal inatteignable. De même que la couronne que je porte n’est pas celle d’une princesse, mais une couronne en papier comprise dans un paquet de crackers de noël. Il y avait aussi un pétard dedans. Je ne m’en suis pas servi pour pêcher dans la mare où tu te trouves, même si un court instant, j’ai pensé que des poissons volants pourraient faire une très belle œuvre d’art. Mais je dévie. J’étais venue te dire aujourd’hui que j’ai assez attendu. Je ne peux pas dire que j’ai fait une erreur en te choisissant car je ne regrette rien. Cependant, lorsque je fais le point sur notre relation des années plus tard, c'est comme si je l’avais entièrement portée depuis le départ. J’ai dû te forcer la main pour que tu avoues notre union, pour que tu m’avoues ton amour et je me rends compte que si un jour je veux des enfants, alors il me faudra te forcer la main à nouveau. Je suis lasse de ta passivité. Je ne la comprends pas. Je ne sais pas si c’est lié à ton état de grenouille ou si c’est le fait que j’ai trop d’attentes envers toi que tu ne pourras jamais réaliser. Nous ne ferons donc jamais de bébés grenouilles. Je ne chercherai pas particulièrement d’autres grenouilles non plus. Je dois t’avouer être un peu déçue, même si je suis responsable de cette déception car j’ai longtemps voulu croire que si nous nous aimions, c’était suffisant pour que ce soit magique. Aujourd’hui je sais que ton amour reste sur place et que le mien doit avancer. Je ne peux plus être ce cheval de course qui attend indéfiniment le coup de feu du départ. Même si je ne sais pas où je vais, même si j'ai peur de cet inconnu devant moi. Je dois partir. Je te laisse donc cette couronne en souvenir de notre temps passé ensemble et je te relâche dans ta mare. Un peu triste tout de même, je te dis au revoir et à jamais.

Ta princesse.

Alexandra David







North Passage, 2009
Concetta Modica


La Métamorphose, 2000
Sophie Usunier

Histoire d'eau, 2008 Alexandra David


























*
Caro Ranocchio,


tengo a dirti che non sarai mai un principe azzurro.
E' un concetto inventato basato su un'illusione, un miraggio, un ideale irraggiungibile.
Come anche la corona che porto non è quella di una principessa, ma una corona di carta trovata in un pacchetto di crackers di natale. C'era anche un petardo dentro. Non me ne sono servito per pescare nello stagno dove ti trovi, anche se per un breve istante, ho pensato che dei pesci volanti potrebbero farne una bellissima opera d'arte. Ma sto deviando. 
Ero venuta a dirti oggi che ho aspettato abbastanza. 

Non posso dire che ho fatto un errore scegliendo te perché non rimpiango niente. 
Tuttavia, quando ho fatto il punto sulla nostra relazione anni più tardi, è come se io l'avessi interamente sopportata dall'inizio.
Ho dovuto forzarti la mano per farti confessare la nostra relazione, per farti confessare il tuo amore, e mi rendo conto che se un giorno vorrò dei bambini, allora dovrò forzarti la mano di nuovo. 
Sono stanca della tua passività. Non la capisco. Non so se è legata al tuo stato di ranocchio o se è il fatto che ho troppe aspettative nei tuoi confronti, che non potrai mai realizzare.
Non faremo mai quindi bambini ranocchi. 
Non cercherò neanche particolarmente altri ranocchi. Devo confessarti che sono un pò delusa, anche se sono responsabile di questa delusione, perché per molto tempo ho voluto credere che se ci fossimo amati, sarebbe stato sufficiente per essere magico.
Oggi so che il tuo amore ristagna, e che il mio deve andare avanti. Non posso più essere un cavallo da corsa che aspetta indefinitamente il colpo di partenza. Anche se non so dove andrò, anche se ho paura di questo incognito davanti a me, devo partire. Ti lascio quindi questa corona in ricordo del nostro tempo passato insieme et ti rilascio nello stagno. 
Un pò triste lo stesso, ti dico arrivederci e a mai.

La tua principessa.