L'età del dubbio/l'âge du doute

Concetta Modica e Sophie Usunier sono state invitate in residenza in Sicilia per un mese. Confessioni, paure, dibattiti tra le due artiste su L'ETÀ DEL DUBBIO che si è concluso in una mostra.

“Il lavoro si baserà sulla nostra convivenza, sulla condivisione degli spazi, sul nostro modo di lavorare sia insieme che individualmente, su come ci relazioneremo con la città. Una di noi conosce la Sicilia da sempre e l’altra la vede per la prima volta, gli occhi di ognuno faranno da filtro per l’altra”.

Le artiste hanno invitato per l'occasione Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, Don Antonio Sparacino.

* Concetta Modica et Sophie Usunier ont été invitées en résidence qu'elles ont intitulée L'ETÀ DEL DUBBIO (l’âge du doute). Confession, peurs, débats entre les deux artistes sur ce thème qui s'est conclu par une exposition.


“Le travail se basera sur notre cohabitation, sur le partage du lieu, sur notre mode de travailler que ce soit ensemble ou individuellement, sur notre relation à la ville de Sicily. Une d’entre nous connait Scicli depuis toujours, et l’autre la voit pour la première fois, Nos propres yeux serviront de filtre à l’autre”.


Les artistes ont invité pour l’occasion Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, don Antonio Sparacino.


lunedì 30 settembre 2013


L’età del dubbio

Guarire o prendersi cura della persona ammalata?
Cercare la guarigione,seppure comprensibile ed auspicabile,è stato l’intento dei medici anche quando la medicina veniva praticata con mezzi oscuri ( penso al salasso ostinato nei secoli passati).
E’ difficile quantificare una guarigione,può darsi che avvenga poche volte,ma soprattutto essa è un convincimento relativo ai mezzi tecnici di cui disponiamo.Probabilmente è una presunzione.
Prendersi cura di un ammalato invece rappresenta la sintesi della dimensione umana e della tecnologia nella medicina.E se la guarigione può divenire un stupida certezza,il dubbio è il calore che alimenta la continua ricerca nell’assistere e curare  una persona sofferente.L’anima della medicina è il dubbio.*
Salvo Tolaro

*
Guérir ou prendre soin des personne malades ?
Chercher la guérison, même si c'est compréhensible et souhaitable, fut l'intention des médecins même quand la médecine était pratiquée avec des méthodes obscurantistes (je pense à l'obstination de la saignée durant les siècles passés).
C'est difficile de quantifier une guérison, il se peut qu'elle survienne peu souvent, mais surtout c'est une conviction relative aux moyens techniques dont nous disposons. C'est probablement une prétention.

Prendre soin d'un malade, au contraire, représente la synthèse entre la dimension humaine et la technologie de la médecine. Et si la guérison peut devenir une certitude stupide, le doute est la chaleur qui alimente la recherche continuelle de l'assistance et du soin auprès de la personne souffrante. L'âme de la médecine, c'est le doute.

sabato 28 settembre 2013

dog and war







I have a pencil picture of a very nice (really) dog from my grandmothers´. She (the dog) was behaving angrily, when I asked ;-) ("the doubt"-she is hostile ?, no ;-) I was about 17 when I drew this ;-)
And another one also ! A long deceased grandfather in a photo, fighting against the russians during the Winter War ("the doubt", then -were the russians hostile ?, yes)

Pasi Makinen

venerdì 27 settembre 2013


Mi sono ricordata di una pagina scritta qualche anno fa, credo fosse il 2009... Ho impiegato un po' di tempo  a ritrovarla, ma eccola qua:

Roma ottunde i sensi, la bellezza ti schiaccia e ti da la vertigine, ti mozza il fiato , camminando per la strada ti senti pieno, anche l’aria è profumata e gli odori di stordiscono, spesso folate di gelsomino. Incalzi il passo, sospinto dai battiti del cuore, hai gli occhi pieni di forme e colori. Tutti capiscono ciò che è bello, ma riesce la bellezza a cambiare le persone? Le stesse cause non suscitano in tutti gli stessi effetti.
Sempre più mi accorgo di questo meraviglioso dono che ho, questa sensibilità che tanto mi fa soffrire, mi ripaga dando l’opportunità di assaporare con infinita lentezza 

Tre del pomeriggio, al riparo della calura estiva in una basilica romana. Entra una giovane donna, inquieta, con gli occhi cerca, chiede. Finalmente trova. Si ferma di fronte un confessionale, attende compita che la peccatrice venga assolta e poi si avvicina mesta al prete, ma in quel momento il prete gira la testa e si accorge che i peccatori son tanti, c’è la fila! E’padre aldo, un mistico, le sue doti richiamano cattolici da tutto il mondo. Padre Aldo è anziano e si preoccupa dei suoi fedeli. Fa accomodare la donna, ma ha fretta, non vuole far attendere i fedeli e con un‘occhiata alla donna  pensa di andar veloce, d’altronde quegli occhioni sinceri cosa avranno mai commesso? La donna però non è timorata di dio …

-da quando non ti confessi ragazza mia?
- da tanto padre
- quanto esattamente ragazza? io sono cieco
- 25 anni circa padre 
-perché così tanto figliola?
. Mi sto riavvicinando ora a Dio padre
-allora ti aiuto io, iniziamo dai comandamenti …
--Bestemmiato?
-No,
-hai ucciso?
-no
_hai rubato?
-no
-onori il padre e la madre?
-ci provo
-sei sposata?
-no
-hai desiderato l’uomo d’altre?
-no
Hai detto bugie che hanno nuociuto a terzi?
-no
-ti sei procurata piacere da sola o con altri?
-
-
Il prete incalza, ha fretta, la ragazza si irrigidisce, il prete le vuole dare l’assoluzione, lei rifuta, padre ho peccato, ragazza devi tornare… pedre non ho tempo… torna ragazza mia cosa avrai mai commesso,? La ragazza tace, lo guarda dritto negli occhi , si alza lentamente, va via… 


Meglio un cattivo intelligente o un buono stupido?
Col cattivo intelligente te la prendi con lui, col buono stupido con te stesso, in entrambi i casi il buono stupido sei tu.

Meglio un assassino educato o una brava persona cialtrona?
L’assassino dopo l’omicidio lascia tutto pulito, il cialtrone dopo aver cucinato per te lascia un letamaio … ma forse è meglio pulire che morire …
Meglio essere vili o coraggiosi?
Vili e vivi o coraggiosi e morti … credo dipenda dalla vita di ognuno d noi …
Meglio un rozzo dalla parte della ragione o un elegante dalla parte del torto?
Senz’altro un elegante dalla parte del torno: cosa c’è  di più affascinante di un seduttore?
Meglio un ladro gentiluomo o un onesto villano? .Arsenio Lupin
Meglio un pedofilo profumato o un etico puzzolente? Seduto accanto a te in autobus megli oil profumato, perché come potresti accorgerti del suo peccato?
Meglio un ignorante silenzioso o un colto logorroico?


Non c’è nulla di più irritante di un buono che senza volerlo ti fa soffrire con sorriso ottuso sulle labbra.

E’ più facile perdonare o portare rancore?
E’ più facile rimanere nel dubbio o prendere una decisione?
Stai meglio se fingi di non vedere o se sgrani gli occhi?
Stai meglio se fai il neutrale o se prendi una posizione?

Ciò che ci permette di vivere bene, non coincide con fare la cosa giusta… però poi bisogna convivere con la propria coscienza, quindi è bene educare la coscienza nella direzione giusta fin da piccoli.

Le religioni, più di ogni altra materia di studio, più della psichiatria stessa, sono la disciplina che meglio conosce l’animo umano.

“Tutto tutto tutto è memoria” così recitava giuseppe ungaretti, ma ora che c’è una super produzione di informazioni, come avverrà la selezione delle informazioni che passeranno alla storia?

Perché le persone sono sempre rincarnazione di personaggi famosi e mai di poveri stronzi ? 
Alessia Armeni


* (traduction en cours)

domenica 22 settembre 2013



Breve messaggio inviato da Adolfo Wildt nel 1927 a Domenico Rambelli, amico e stimato scultore faentino:
"L’artista deve lottare e soffrire per la sua opera, lasciando la parola al tempo. A Lei, di me più giovane, ripeto le parole che mi hanno confortato nella laboriosa attesa. Fede e scalpello”.



Michele Guido


*
Bref message envoyé par Adolfo Wildt en 1927 à son ami et sculpteur estimé de Faenza Domenico Rambelli:
"L'artiste doit lutter et souffrir pour son oeuvre, en laissant la parole au temps. A vous, mon cadet, je répète les mots qui m'ont réconforté dans l'attente laborieuse. Foi et burin". 



giovedì 19 settembre 2013



Chère Grenouille,

Je tiens à te dire que tu ne seras jamais un prince charmant. 
C’est un concept inventé qui se base sur une illusion, un mirage, un idéal inatteignable. De même que la couronne que je porte n’est pas celle d’une princesse, mais une couronne en papier comprise dans un paquet de crackers de noël. Il y avait aussi un pétard dedans. Je ne m’en suis pas servi pour pêcher dans la mare où tu te trouves, même si un court instant, j’ai pensé que des poissons volants pourraient faire une très belle œuvre d’art. Mais je dévie. J’étais venue te dire aujourd’hui que j’ai assez attendu. Je ne peux pas dire que j’ai fait une erreur en te choisissant car je ne regrette rien. Cependant, lorsque je fais le point sur notre relation des années plus tard, c'est comme si je l’avais entièrement portée depuis le départ. J’ai dû te forcer la main pour que tu avoues notre union, pour que tu m’avoues ton amour et je me rends compte que si un jour je veux des enfants, alors il me faudra te forcer la main à nouveau. Je suis lasse de ta passivité. Je ne la comprends pas. Je ne sais pas si c’est lié à ton état de grenouille ou si c’est le fait que j’ai trop d’attentes envers toi que tu ne pourras jamais réaliser. Nous ne ferons donc jamais de bébés grenouilles. Je ne chercherai pas particulièrement d’autres grenouilles non plus. Je dois t’avouer être un peu déçue, même si je suis responsable de cette déception car j’ai longtemps voulu croire que si nous nous aimions, c’était suffisant pour que ce soit magique. Aujourd’hui je sais que ton amour reste sur place et que le mien doit avancer. Je ne peux plus être ce cheval de course qui attend indéfiniment le coup de feu du départ. Même si je ne sais pas où je vais, même si j'ai peur de cet inconnu devant moi. Je dois partir. Je te laisse donc cette couronne en souvenir de notre temps passé ensemble et je te relâche dans ta mare. Un peu triste tout de même, je te dis au revoir et à jamais.

Ta princesse.

Alexandra David







North Passage, 2009
Concetta Modica


La Métamorphose, 2000
Sophie Usunier

Histoire d'eau, 2008 Alexandra David


























*
Caro Ranocchio,


tengo a dirti che non sarai mai un principe azzurro.
E' un concetto inventato basato su un'illusione, un miraggio, un ideale irraggiungibile.
Come anche la corona che porto non è quella di una principessa, ma una corona di carta trovata in un pacchetto di crackers di natale. C'era anche un petardo dentro. Non me ne sono servito per pescare nello stagno dove ti trovi, anche se per un breve istante, ho pensato che dei pesci volanti potrebbero farne una bellissima opera d'arte. Ma sto deviando. 
Ero venuta a dirti oggi che ho aspettato abbastanza. 

Non posso dire che ho fatto un errore scegliendo te perché non rimpiango niente. 
Tuttavia, quando ho fatto il punto sulla nostra relazione anni più tardi, è come se io l'avessi interamente sopportata dall'inizio.
Ho dovuto forzarti la mano per farti confessare la nostra relazione, per farti confessare il tuo amore, e mi rendo conto che se un giorno vorrò dei bambini, allora dovrò forzarti la mano di nuovo. 
Sono stanca della tua passività. Non la capisco. Non so se è legata al tuo stato di ranocchio o se è il fatto che ho troppe aspettative nei tuoi confronti, che non potrai mai realizzare.
Non faremo mai quindi bambini ranocchi. 
Non cercherò neanche particolarmente altri ranocchi. Devo confessarti che sono un pò delusa, anche se sono responsabile di questa delusione, perché per molto tempo ho voluto credere che se ci fossimo amati, sarebbe stato sufficiente per essere magico.
Oggi so che il tuo amore ristagna, e che il mio deve andare avanti. Non posso più essere un cavallo da corsa che aspetta indefinitamente il colpo di partenza. Anche se non so dove andrò, anche se ho paura di questo incognito davanti a me, devo partire. Ti lascio quindi questa corona in ricordo del nostro tempo passato insieme et ti rilascio nello stagno. 
Un pò triste lo stesso, ti dico arrivederci e a mai.

La tua principessa.

venerdì 13 settembre 2013

Les choix de Sophie

"Points de Vue", design e foto da Antonio Cos, aprile 2013

mercoledì 11 settembre 2013






"l'età del dubbio" (l'âge du doute) / mon image

Emmanuelle Jourdes

sabato 7 settembre 2013

1966






Ciò che resta di un dubbio.

Per circa 10 anni ho avuto un grande dubbio. Restaurare o no la mia 1100 del 1957, acquistata subito dopo aver preso la patente.

A quell’età amavo cercare le antichità, e in quel periodo a Modica, non andava di moda il vintage, le persone buttavano via delle cose che a me sembravano meravigliose: vecchi casettoni della nonna, letti di metallo in cui si dipingeva il finto legno, e per pochi soldi avevo preso quella macchina che adoravo. Andavo in giro a cercare i pezzi di ricambio, le frecce, gli stop e il rombo del motore era incredibile, non potevi neanche installare l’autoradio, non l’avresti sentita. Come diceva Pasolini, gli ultimi baluardi dell’artigianato, in cui le cose erano fatte con le mani dalle persone, e si potevano aggiustare, intervenire. Per un po’ di anni ho circolato con quell’auto, ogni tanto mi lasciava per strada, spesso ero dal meccanico, consumava tantissimo, e forse per questi motivi la misi di lato, impegnata in altre passioni. La sistemai in un garage di amici, poi spostata negli anni, alla fine era in una sorta di capanno non molto adeguato, in attesa di rimetterla a posto.

Nel frattempo ho letto un libro in cui Pasolini racconta le vacanze degli Italiani. Intitola il progetto La lunga strada di sabbia e nel 1959, a bordo di una 1100 identica alla mia, percorre tutte le coste italiane e redige un reportage su come gli italiani vivono le vacanze, descrivendo uno spaccato sociale e antropologico che pubblicherà poi per varie riviste. Proprio in questi giorni raccontavo a Sophie che mi sarebbe piaciuto ripercorrere con la stessa macchina, con la sua velocità, con il suo passo le coste siciliane, nelle sue stesse tappe, per vedere a distanza di anni con occhi diversi cosa sarebbe venuto fuori. Ero sempre sul punto di decidere come e con quali mezzi mettere a posto la macchina e soprattutto mi sono sempre rifiutata di venderla, con la disapprovazione dei miei. 
Nel frattempo però si rovinava sempre di più.

Il giorno di chiusura della mostra “L’età del dubbio” viene a casa mia un signore che non conoscevo prima, interessato alla macchina da tempo, che mi ha proposto l’acquisto.  Pensavo di dire no come le altre volte, invece ho visto come la conosceva, ogni singolo pezzo, ha rimesso a posto il filtro dell’aria che qualcuno aveva tolto, e parlava della tapezzeria della carrozeria e del fatto che si era quando era giovane si era sposato con una macchina simile, e anche per quello voleva comprarla. Che un meccanico di una generazione recente non sarebbe mai riuscito a ripararla, perché non conosceva la grammatica di quell’auto. Allora mi veniva in mente il valore di una cosa e di come un oggetto possa diventare un dispositivo per l’immaginazione, non solo un oggetto ma un armadio dell’infanzia in cui entri e costruisci un mondo, un elemento che modifica lo spazio, la vita le relazioni. Alla fine, dopo una serie di contrattazioni, gli ho detto che l’avrei venduta solo a una condizione, quella di poterla guidare ancora, nel famoso viaggio uguale a quello di Pasolini, e lui si è visto costretto ad accettare.

Questa condizione e l’idea di questo viaggio mi ha per l’ennesima volta resa consapevole del fatto che ho l’esigenza di trasformare ciò che riguarda la mia vita, o comunque molte cose che l’hanno attraversata, in opera, in esperienza ritualizzata quale è un’opera d’arte, che quando diventa opera non riguarda più solo me, ma si dimentica di me e anzi mi ignora.

Nel cruscotto della macchina, prima di consegnarla ho ritrovato una piccola agenda del 1966 appartenente al proprietario precedente, che avevo conservato gelosamente.
Una piccola agenda con un solo appunto, come le agende regalate ai bambini, in cui non c’è scritto nulla o c’è solo qualche disegno, agende di un tempo in cui non si hanno appuntamenti da segnare. Ecco cosa rimane di un dubbio. La userò durante il futuro viaggio.





*

Ce qu'il reste d'un doute.
Pendant environ 10 ans, j'ai eu un grand doute. Restaurer ou pas ma 1100 datant de 1957, que j'avais achetée un fois mon permis de conduire en poche.
A cette époque, j'aimais chiner et à Modica, le vintage n'était pas encore à la mode, les gens jetaient des choses qui me semblaient merveilleuses: de vieilles commodes de grand-mère, des lits de métal peints de faux bois, et pour pas grand-chose j'avais acheté cette voiture que j'adorais. Je partais à la recherche des pièces de rechange, le clignotant, les feux stop, et le ronronnement du moteur était incroyable, c'était impossible d'installer un autoradio, on ne l'aurait pas entendu. 
Comme le disait Pasolini, c'étaient les derniers remparts de l'artisanat, où tout était fait manuellement, et où on pouvait ajuster, intervenir soi-même. 
Pendant quelques années j'ai circulé avec cette voiture, de temps en temps elle me plantait sur la route et j'étais souvent chez le mécanicien, elle consumait énormément, et peut-être pour toutes ces raisons, je l'ai mise de côté, occupée à d'autres passions.Je l'ai laissée tout d'abord chez des amis qui avaient un garage, puis elle fut déplacée au cours des années, et elle finit dans une sorte de hangar pas très approprié, dans l'attente d'être réparée.
Entre temps j'avais lu un livre dans lequel Pasolini racontait les vacances des italiens. Il intitula son projet "La longue route de sable" et en 1959, à bord d'une 1100 identique à la mienne, il parcouru toutes les côtes italiennes et rédigea un reportage dans lequel il décrivit comment les italiens vivaient leurs vacances, dépeignant un tableau social et anthropologique qu'il publia ensuite dans plusieurs revues.
Durant ce mois de résidence justement, je racontais à Sophie que j'aurais bien aimé refaire le même parcours, avec la même voiture, à la même vitesse, au même pas, le long des côtes siciliennes, effectuant les mêmes étapes, pour voir, des années plus tard et avec un regard différent, ce qu'il en serait ressorti.
J'étais toujours sur le point de décider comment et par quels moyens réparer la voiture, et surtout je me refusais toujours de la vendre, malgré les reproches de mes parents.
Pendant ce temps, elle continuait à se détériorer toujours plus.

Le jour de la fermeture de l'exposition "L'età del dubbio" (l'âge du doute), un homme que je ne connaissais pas est venu à la maison, il était intéressé par la voiture depuis un certain temps, et a proposé de me l'acheter. Je pensais refuser comme les autres fois, mais j'ai vu combien il connaissait la voiture, combien il connaissait chaque pièce particulière, il a même remis en place le filtre à air que quelqu'un avait ôté, il parlait de l'habillage de la carrosserie et du fait que quand il était jeune il s'était marié au volant d'une voiture semblable, et c'est aussi pour cela qu'il voulait l'acheter.

Un mécanicien issu des nouvelles générations n'aurait jamais réussi à la réparer car il ne connait pas les règles au bon fonctionnement de ce véhicule.
C'est alors que j'ai pensé à la valeur que peut prendre une chose et comment un objet peut devenir un dispositif pour l'imagination, et pas seulement un objet, mais aussi l'armoire de l'enfance dans laquelle on entre et on construit un monde, un élément qui modifie l'espace, la vie, les relations.

Finalement, après plusieurs contractions, je lui ai dit que je l'aurais vendue à une seule condition, celle que je puisse encore la conduire, pour justement faire ce voyage semblable à celui de Pasolini, et il a bien fallu qu'il accepte.

Cette condition et l'idée de ce voyage, pour la énième fois, m'ont fait prendre conscience de l'exigence que j'ai de transformer tout ce qui concerne ma vie, ou en tout cas beaucoup de choses qui l'ont traversées, en oeuvre, en expérience ritualisée qui est oeuvre d'art, et qui quand elle devient oeuvre ne me concerne plus seulement, mais elle m'en oublie, voire elle m'ignore.

Avant de la consigner, à l'intérieur du tableau de bord, j'ai retrouvé un petit agenda de 1966, appartenant au propriétaire précédent, que j'avais conservé jalousement. Un petit agenda avec un seul rendez-vous, comme les agendas offerts aux enfants, dans lesquels il n'y a rien d'écrit ou seulement quelques dessins, agendas d'une époque où il n'y avait pas de rendez-vous à noter. Voilà ce qu'il reste d'un doute. Je l'utiliserai pour mon voyage futur.