L'età del dubbio/l'âge du doute

Concetta Modica e Sophie Usunier sono state invitate in residenza in Sicilia per un mese. Confessioni, paure, dibattiti tra le due artiste su L'ETÀ DEL DUBBIO che si è concluso in una mostra.

“Il lavoro si baserà sulla nostra convivenza, sulla condivisione degli spazi, sul nostro modo di lavorare sia insieme che individualmente, su come ci relazioneremo con la città. Una di noi conosce la Sicilia da sempre e l’altra la vede per la prima volta, gli occhi di ognuno faranno da filtro per l’altra”.

Le artiste hanno invitato per l'occasione Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, Don Antonio Sparacino.

* Concetta Modica et Sophie Usunier ont été invitées en résidence qu'elles ont intitulée L'ETÀ DEL DUBBIO (l’âge du doute). Confession, peurs, débats entre les deux artistes sur ce thème qui s'est conclu par une exposition.


“Le travail se basera sur notre cohabitation, sur le partage du lieu, sur notre mode de travailler que ce soit ensemble ou individuellement, sur notre relation à la ville de Sicily. Une d’entre nous connait Scicli depuis toujours, et l’autre la voit pour la première fois, Nos propres yeux serviront de filtre à l’autre”.


Les artistes ont invité pour l’occasion Francesca Alfano Miglietti, Luigi Fassi, Francesco Lauretta, Francesco Lucifora, don Antonio Sparacino.


mercoledì 30 luglio 2014

La via del dubbio

La via del dubbio
Incerta, insicura e senza confini precise, la via del dubbio si distingue da tutte le vie, strade e vicoli dove normalmente passiamo.  I nostri soliti percorsi sono ben definiti, i bordi costruiti, il fondo stradale solido e il fine già stabilito e quasi sempre raggiungibile senza difficoltà.  La via del dubbio al contrario si presenta come una serie di aspetti o dinamiche tutt’altro che concreti.  Peggio ancora, la dobbiamo spesso affrontare senza neppure capire come percorrerla.

Diversi anni fa ho avuto modo di iniziare un progetto di studio che mi era totalmente nuovo e insolito data la mia preparazione.  Una biografia storica di un cardinale veneziano del Seicento, Federico Cornaro, committente di Gianlorenzo Bernini per la famosa cappella di Santa Teresa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.  Volumi, carte d’archivio, lettere dell’epoca e libri contabili li ho letti tutti o almeno tutti quelli che riuscivo a scoprire negli istituti delle città dove Cornaro aveva vissuto e dove trovavo i suoi documenti.  Ben preparato dopo anni di lavoro, credevo presuntuosamente di capire il perché della committenza, cioè, come mai Cornaro scelse Bernini per il disegno e la costruzione del sacello funerario e per la realizzazione del gruppo scultoreo di Santa Teresa e l’angelo. 

Prendendo il coraggio in mano, ho scritto al più famoso storico di allora del Seicento veneziano, Gaetano Cozzi, chiedendogli un colloquio.  Cozzi mi ha cortesemente ricevuto in casa sua di fronte a Campo San Barnaba a Venezia, e con grande pazienza, il professore ha ascoltato le mie spiegazioni sulla politica veneziana/papale attorno al 1640-1650 e la sua attinenza alla commissione della cappella Cornaro.  Mi ricorderò sempre la ferma gentilezza con la quale Cozzi, concluso il mio discorso, ha demolito tutta la costruzione storica che gli avevo presentato.  Alla fine non c’era che da ringraziarlo garbatamente, alzarmi con un sorriso e uscire per affrontare il bel pomeriggio raggiante in Campo San Barnaba ma con dei grossi dubbi che mi martellavano in testa. 

Ma avevo studiato dicevo fra di me, mi ero molto preparato.  Bisognava ammettere però che anche Cozzi sapeva qualcosa del Seicento e dei rapporti fra la Serenissima e il Papato dell’epoca.  Mi sono trovato inaspettatamente e paurosamente imbarcato sulla via del dubbio, chiedendomi dov’erano adesso gli agganci di prima, quelle solide costruzioni che mi ero inventato?  Come mai non trovavo più il fine della strada che avevo visto con tanta sicurezza, direi quasi arroganza?  Dall’altra parte del canale Campo San Barnaba mi sembrava  traballare; non era più uno spazio apparantemente regolare e certo ma  senza perimetri sicuri.  La certezza con la quale ero entrato in casa del grande professore  era evaporata e al suo posto ho trovato la nebulosità del dubbio. 

La via del dubbio mi ha spinto a studiare di più, a indagare dove prima non avevo pensato di scavare e di prendere in considerazione aspetti più sottili e anche più incerti di quelli che fino ad allora avevo intravisto.  Se poi alla fine (con la pubblicazione del mio libro) le mie spiegazioni per la committenza di Bernini da parte di Cornaro siano convincenti o no, non posso giudicarlo.  Ma sono più interessanti e attendibili; sono certamente meno superficiali.  La fragilità della via del dubbio è alla fine più sicura della strada di certezza perché suscita il pensare.  È un passaggio per arrivare a un’idea. 

The Pathway of Doubt
Uncertain, insecure and without precise borders, the pathway of doubt is different from all the roads, thoroughfares and byways that we ordinarily take. Our usual paths are well defined, their boundaries built up and surfaces solid, and our predetermined goals almost always reachable.  The corridor of doubt, however seems like a sequence of phases that are anything but concrete and well determined.  Worse still, we often have to face doubt without even understanding how to get through it.

Several years ago I began a totally new scholarly project that I was academically unprepared for.  An historical biography of a Venetian cardinal of the seventeenth century, Federico Cornaro, Gianlorenzo Bernini’s patron for the famous chapel in Santa Theresa in the church of Santa Maria della Vittoria, Rome.  Numerous books, archival documents, endless letters and account books—I read everything, or at least everything that I could find in the libraries and archives of the several cities where Cornaro had lived and elsewhere too.  Well prepared after years of study, I presumptuously believed that I unerringly understood the reasons lying behind the commission, that is, why Cornaro chose Bernini for the design and construction of his funerary chapel and for the sculptural realization of the Ecstasy of St. Theresa

With courage in hand, I wrote to the then most famous historian of Baroque Venice, Gaetano Cozzi, asking to speak with him.  He graciously received me in his home opposite Campo San Barnaba in Venice, and listened with great patience while I explained my understanding of Venetian-papal relation c.1640-1650 and their bearing on Cornaro’s commission.  I will never forget the firm but amiable cordiality with which Cozzi—after hearing me out— dismantled the entire historical construction I had slowly built.  At the end there was nothing for me to do but courteously thank him, rise from my seat with a smile and leave his home only to exit into the brilliant afternoon outside and see Campo San Barnaba, but now with huge doubts hammering in my head.

But I had so assiduously studied, I told myself.  To tell the truth Cozzi also knew something about the Seicento and contemporary relations between the Serenissima and the Papacy.  Unexpectedly, and frighteningly, I found myself embarking upon the pathway of doubt, asking myself where had my earlier tetherings gone to, those solid constructions that I had invented?  Why could I no longer find the end of the road that I had previously seen with clarity, perhaps arrogance?  On the other side of the canal Campo San Barnaba seemed to move to and fro, no longer a regular and certain space but now one without sure perimeters.  The convictions with which I had entered the house of the illustrious professor had evaporated and in their place I found instead the nebulousness of uncertainty. 

The pathway of doubt triggered further study, exploration into areas where before I hadn’t thought to peer and consideration of more subtle and uncertain dynamics than I had previously wanted to contemplate.  If the explanations in my book for Cornaro’s commission to Bernini are finally convincing or not is something I leave others to judge.  The motivations I propose there are interesting and reasonable; they are certainly less superficial than before.  In the end, the vulnerability of doubt is far safer than the road of certainty, as it leads to thinking and is a conduit towards ideas. 

William Barcham